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Smemoratezze e Dimenticanze

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Smemoratezze e Dimenticanze


Pubblicato il 21/06/2026

La memoria non è un archivio perfetto, né un magazzino infinito. È un sistema vivo, dinamico, selettivo. Ripeto spesso che la memoria non serve per ricordare tutto, ma per sopravvivere meglio. Eppure molti continuano a pretendere da sé – e dagli altri – una sorta di infallibilità magica: ricordare nomi di persone incontrate trent’anni prima, luoghi visitati una sola volta, dettagli mai più ripensati.

Questa aspettativa è irrealistica. E soprattutto ignora un principio fondamentale: l’oblio non è un difetto della memoria, è una sua funzione. Per poter ricordare, dobbiamo poter dimenticare. L’oblio è il filtro che ci protegge dal sovraccarico, che elimina ciò che non serve, che lascia spazio a ciò che conta davvero.

Il cuore della memoria: le “3R”

Durante la conferenza del 12 marzo ho illustrato i tre meccanismi fondamentali della memoria, le cosiddette 3R:

  • Registrazione – come le informazioni entrano nel sistema;
  • Ritenzione – come vengono consolidate e mantenute;
  • Recupero – come le riportiamo alla mente quando servono.

Senza una buona registrazione, non c’è ritenzione. Senza ritenzione, il recupero diventa impossibile. Ecco perché non ha senso rimproverarsi per ciò che “non ricordiamo”: spesso non abbiamo mai registrato davvero.

Abbiamo più di 20 tipi di memoria

Molti pensano che la memoria sia una sola. In realtà ne abbiamo oltre venti: memoria episodica, semantica, procedurale, prospettica, di lavoro, autobiografica… ognuna con funzioni e limiti diversi. Pretendere che tutte funzionino allo stesso modo è come chiedere a un’unica chiave di aprire venti porte diverse.

Le cinque strategie innate che tutti possediamo

La buona notizia è che ciascuno di noi nasce con cinque strategie naturali per memorizzare meglio. Spesso non le usiamo, oppure le abbandoniamo crescendo, convinti che “da giovani ricordavamo e basta”. Non è vero. Da giovani ricordavamo perché il cervello era più plastico, ma se avessimo usato le strategie, oggi ricorderemmo molto di più.

  • Associazioni — collegare un’informazione a un’altra già nota.
  • Categorizzazioni — raggruppare per significato, funzione o somiglianza.
  • Concatenazione di parole — creare sequenze logiche o sonore.
  • Immagini mentali — trasformare concetti in immagini vivide.
  • Storia filmata — costruire una micro-narrazione che lega gli elementi.

Come allenare davvero la memoria

Allenare la memoria non significa sforzarsi di ricordare tutto. Significa conoscere i suoi meccanismi e usarli in modo consapevole. Ecco alcuni consigli pratici per migliorare subito:

  • Usa le 3R — prima registra bene, poi consolida, infine recupera.
  • Rendi attivo l’apprendimento — ripeti, riformula, spiega a qualcun altro.
  • Trasforma ciò che ascolti in immagini — il cervello ricorda meglio ciò che vede.
  • Organizza le informazioni — categorie, mappe, schemi.
  • Accetta l’oblio — è parte del processo, non un nemico.

La memoria non è un muscolo da spremere, ma un ecosistema da conoscere e rispettare. E quando smettiamo di pretendere l’impossibile, scopriamo che ricordare diventa molto più semplice.

Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari - neuropsicologo, presidente di Assomensana, docente all'Università di Milano