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Mi interessa ricordare? Quando la memoria ci inganna e cosa possiamo fare

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Mi interessa ricordare? Quando la memoria ci inganna e cosa possiamo fare


Pubblicato il 06/01/2026

Quando la memoria recente vacilla: una storia comune dopo i 60 anni

Una donna di 72 anni arriva al consulto con un’ansia palpabile. Racconta di ricordare perfettamente episodi lontani nel tempo, ma di non riuscire a ricordare cosa abbia mangiato il giorno prima. La sua voce è un misto di frustrazione e paura: teme che la sua memoria stia cedendo, che dietro quelle dimenticanze si nasconda una patologia neurodegenerativa.

Prima di trarre conclusioni, le chiedo se avesse già eseguito esami clinici specifici. Non li aveva fatti. Le suggerisco quindi di rivolgersi al suo medico per ottenere prescrizioni mirate: marcatori biochimici, TAC e altri accertamenti utili a escludere cause organiche.

Quando torna con tutta la documentazione, la sorpresa è positiva: non emerge alcuna anomalia neuro-anatomofunzionale. Per completare il quadro, procediamo con una valutazione neuropsicologica e un colloquio clinico. Anche qui, nessun segnale di patologie: solo un lieve calo della memoria a breve termine e un’ansia di stato che interferiva con le sue prestazioni cognitive.

Non sempre è un problema di memoria: che cos’è il SCD

A questo punto, la diagnosi è chiara: SCD – Subjective Cognitive Decline, o Decadimento Cognitivo Soggettivo. Si tratta di una condizione molto più diffusa di quanto si creda, soprattutto dopo i 55-60 anni.

Il punto centrale è semplice: la persona percepisce un peggioramento delle proprie capacità cognitive, ma gli esami non mostrano alcuna alterazione reale. È una trappola della mente: la percezione non coincide con la realtà e la paura tende ad amplificare ogni piccola dimenticanza.

Il lavoro terapeutico: allenamento cognitivo e consapevolezza

In otto incontri abbiamo lavorato su due fronti complementari, uno più “tecnico” e uno più psicologico.

  • Training cognitivo mirato: esercizi strutturati per ottimizzare le abilità residue e potenziare quelle più fragili, in particolare memoria a breve termine, attenzione e funzioni esecutive.
  • Psicoeducazione: un percorso di conoscenza del funzionamento della mente e del cervello, per comprendere cosa sia normale con l’età, cosa non lo sia e quali strategie concrete adottare nella vita quotidiana.

Uno dei nodi più importanti da sciogliere era la convinzione che “un tempo ricordavo tutto”. In realtà, non è così: ricordiamo solo frammenti del passato, soprattutto quelli legati a emozioni o eventi significativi. Il resto viene fisiologicamente filtrato e dimenticato.

Ricordiamo tutto il passato? Una distorsione cognitiva molto comune

Se conservassimo un’immagine per ogni minuto vissuto, avremmo oltre 1.200 “fotografie mentali” al giorno, più di 4 milioni in dieci anni. È evidente che il cervello non può conservare tutto: seleziona, organizza, scarta ciò che non è rilevante.

È vero che possiamo ricordare, ad esempio, dieci episodi accaduti nell’arco di dieci anni, ma non dieci episodi di una specifica settimana di dieci anni fa. Al contrario, possiamo ricordare dieci episodi della settimana appena trascorsa, soprattutto se sono stati significativi.

Questo meccanismo ci inganna: ci stupiamo di ricordare eventi lontani nel tempo e ci irritiamo quando non ricordiamo quelli recenti. Da qui nasce la falsa convinzione che la memoria stia peggiorando in modo anomalo.

Perché il presente sfuma e il passato sembra più vivido

Con l’età, la memoria può cambiare, ma spesso il cambiamento è legato più allo stile di vita che a un vero decadimento. In particolare:

  • Maggiore abitudinarietà: la routine riduce la novità degli stimoli e il cervello tende a non fissare ciò che è ripetitivo.
  • Mancanza di novità ed emozioni: ricordiamo meglio ciò che è nuovo, emozionante o significativo, meno ciò che è ordinario e prevedibile.
  • Ansia e preoccupazione: l’ansia interferisce con attenzione e memorizzazione, creando un circolo vizioso: più mi preoccupo di non ricordare, meno riesco a ricordare.

Capire questi meccanismi aiuta a ridurre la paura e a riportare la memoria in una prospettiva più realistica: non è “sparita”, si è semplicemente adattata e, in parte, sbilanciata da emozioni e stile di vita.

La domanda chiave: mi interessa davvero ricordare?

Prima di preoccuparci per ciò che non ricordiamo, dovremmo porci una domanda semplice ma decisiva: mi interessa davvero ricordare, ad esempio, cosa ho mangiato ieri?

Se la risposta è sì, allora durante la giornata possiamo rinforzare il ricordo ripensando più volte a ciò che abbiamo fatto nelle ore precedenti, raccontando a qualcuno la nostra giornata o annotando brevemente ciò che riteniamo importante.

Se la risposta è no, possiamo lasciare alla memoria il diritto di non ricordare ciò che è irrilevante, per fare spazio a ciò che vale davvero la pena conservare: relazioni, esperienze significative, emozioni che ci hanno cambiati.

Consigli pratici per prendersi cura della memoria

La memoria non è solo qualcosa che “subiamo”: possiamo allenarla, proteggerla e orientarla verso ciò che conta. Ecco alcune strategie semplici e concrete da applicare nella vita di tutti i giorni:

  • Introduci piccole novità nella routine: cambia percorso, prova attività diverse, incontra persone nuove. La novità è benzina per il cervello.
  • Riduci l’ansia: pratica brevi esercizi di respirazione, pausa consapevole o rilassamento muscolare. Una mente meno in allarme ricorda meglio.
  • Racconta la tua giornata: condividere con qualcuno ciò che hai fatto aiuta a consolidare i ricordi e a dare significato alle esperienze.
  • Scrivi due cose significative ogni sera: possono essere episodi, emozioni o pensieri. Questo semplice rituale aiuta il cervello a selezionare e fissare.
  • Allena la memoria in modo mirato: esercizi cognitivi, giochi di logica, lettura, apprendimento di nuove competenze mantengono attive le reti neurali.
  • Proteggi il sonno: una buona qualità del sonno è essenziale per il consolidamento dei ricordi e per il benessere cognitivo generale.
  • Accetta la memoria selettiva: non ricordare tutto non è un segno di malfunzionamento, ma una caratteristica fisiologica della mente umana.

Prendersi cura della memoria significa anche cambiare il modo in cui la guardiamo: non più come un archivio perfetto che deve conservare tutto, ma come un sistema intelligente che sceglie, seleziona e, qualche volta, ci protegge.

Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari - neuropsicologo, presidente di Assomensana, docente all'Università di Milano