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La scrivania mentale

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La scrivania mentale


Pubblicato il 12/10/2025

Studio, lavoro, mi impegno nelle mie attività e a fine giornata mi accorgo di non aver fatto tutto ciò che avevo in programma di fare e sono pure stanca. Eppure, sono stata impegnata per tutto il tempo. Cosa può essere successo? Come potrei fare meglio la prossima volta? E, soprattutto, come posso arrivare a fine giornata dopo aver lavorato o studiato, con una maggiore carica mentale? Quali strategie possiamo adottare per lavorare o studiare meglio, in modo più efficace e arrivare a fine giornata con più energie mentali.

Il cervello come strumento di lavoro

Mai come in quest'epoca l'essere umano utilizza il cervello e le abilità mentali come veri e propri strumenti di lavoro. Per questo, è importante che siano allenati e ben funzionanti, conoscendone i meccanismi e utilizzando le strategie più adatte per raggiungere i nostri obiettivi risparmiando energia.

Distrazioni esterne e interne

Quando lavoriamo con la testa, sia che stiamo studiando o lavorando in ufficio o facendo altre faccende, abbiamo molte fonti di distrazioni che possono dissipare l'attenzione, un'abilità che richiede molta energia, facendoci perdere tempo e sentire stanchi. Le distrazioni possono derivare dal mondo esterno o dal nostro mondo interno.

Dal mondo esterno arrivano gli stimoli presenti nel contesto in cui ci troviamo, che possono essere rappresentati dal materiale che abbiamo sulla scrivania; dall'ordine o dalla confusione presente nella stanza in cui siamo. Ad esempio lavorare in un ambiente open space è più impegnativo che lavorare in una stanza chiusa; avere le finestre aperte dalle quali entrano i rumori dall'esterno disturba, così come avere la scrivania in disordine.

Ordine vs disordine: chi vince?

Molti dicono di cavarsela benissimo con la scrivania disordinata, mentre altri non riuscirebbero a iniziare a lavorare se c'è un foglio fuori posto. Qual è la verità?

Essere ordinati o disordinati è una questione di attitudine personale, quindi non c'è una risposta definitiva su cosa sia meglio. È vero, però, come segnala uno studio dell'Università di Princeton, che avere troppi oggetti sulla scrivania attira l'attenzione e rallenta i processi esecutivi del cervello. D'altro canto, una ricerca dell'Università del Minnesota ci informa che lavorare in un ambiente disordinato facilita l'emergere di idee creative.

Quindi la regola aurea è avere ordine se non siamo degli artisti o degli innovatori.

Il disordine mentale

Oltre alla scrivania disordinata, un altro elemento che può ostacolare l'esecuzione di un compito è avere una 'mente disordinata'. Mi riferisco alle persone che, mentre sono impegnate in un'attività, continuano a dare ascolto ad altre idee o pensieri fissi.

Come ad esempio un altro compito, telefonare ad un amico, fare una commissione, o ripensare ad un evento successo il giorno prima. In questi casi, come possiamo gestire il 'disordine mentale'?

La memoria di lavoro: la nostra scrivania mentale

Dobbiamo sapere che la nostra ‘scrivania mentale’ è rappresentata dalla cosiddetta memoria di lavoro. Questa dev'essere sempre libera da pensieri per poter eseguire il compito che stiamo svolgendo. Se subentrano altre idee, queste occupano spazio e non lasciano posto a ciò che dobbiamo fare.

La soluzione, suggerita anche dagli psicologi cognitivi dell'Università di Ultrecht, è scrivere su un foglio i pensieri che ci vengono in mente, in modo che siamo sicuri che ce ne occuperemo a tempo debito.

In questo modo la nostra memoria di lavoro è impegnata solo nell'eseguire ciò che stiamo facendo. È come tenere nelle mani solo ciò che ci serve per svolgere un compito, senza dover tenere troppe cose insieme.

Conclusione: ordine fuori e dentro

Così i tempi di esecuzione dei compiti sono più rapidi e le energie mentali non si disperdono. Arriveremo a fine giornata avendo fatto ciò che ci eravamo riproposti e ci sentiremo mentalmente meno esauriti.

Iniziamo da oggi a tenere in ordine la nostra scrivania in ufficio ma anche in testa, così a fine giornata, seppure stanchi, sapremo che avremo utilizzato al meglio tempo e cervello.

Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari - neuropsicologo, presidente di Assomensana, docente all'Università di Milano