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La pigrizia d'autunno

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La pigrizia d'autunno


Pubblicato il 21/09/2025

La pigrizia d'autunno: quando il cervello rischia il letargo

Le alte temperature e le giornate soleggiate hanno lasciato il posto al fresco, al grigiore, alle piogge e all’accorciamento delle ore di luce del giorno. Il cambio di stagione non si percepisce solo con il cambio d’abiti nell’armadio, ma anche con il cambiamento dei ritmi e delle abitudini quotidiane.

L’alimentazione diventa più calorica, le uscite meno frequenti e sul divano appare la tanto apprezzata ‘copertina’. Fin qui tutto bene, se non fosse che risuona nelle profondità delle nostre reti neurali un atavico richiamo alla letargia, che ai nostri giorni si traduce con un aumento della pigrizia e sedentarietà.

Non siamo orsi: il pericolo della sedentarietà

È innegabile che sentirsi al caldo e al sicuro sia un’esperienza piacevole, ma si deve tener conto che noi non siamo orsi che vanno in letargo e il nostro organismo non è programmato per stare fermo. Ne consegue che al piacere della pigrizia si associa il pericolo della sedentarietà.

La recente ricerca condotta da Gene Alexander dell’Università dell’Arizona (Usa) e pubblicata su JAMA segnala che le ore trascorse seduti senza fare movimento potrebbero aumentare il rischio di demenza. E poco importa se mentre siamo seduti seguiamo un programma in TV o alla radio, leggiamo un libro o stiamo lavorando al computer, è proprio il fatto di stare fermi che nuoce alla salute.

Più di 10 ore seduti? Il cervello non gradisce

Il rischio aumenta vertiginosamente se si trascorrono più di 10 ore seduti, anche se nel frattempo ci si alza più volte per qualsiasi motivo. Insomma, va bene ritirarsi ma con moderazione. Cerchiamo qualsiasi scusa per muoverci e uscire, così per il cervello sarà sempre primavera.

Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari - neuropsicologo, presidente di Assomensana, docente all'Università di Milano