Su 10.000 giovani tra i 16 e i 25 anni, il 27% si definisce “estremamente preoccupato” per i cambiamenti climatici, mentre solo il 26% lo è “poco o per nulla”. Sommando alla prima fascia anche il 32% che si dice “molto preoccupato”, emerge un dato netto: quasi due giovani su tre vivono con un livello elevato di allerta, ansia e stress che condiziona la fiducia nel futuro.
A sottolinearlo è Susan Clayton, psicologa del College of Wooster (Ohio, USA), che studia da anni l’impatto emotivo delle narrazioni ambientali. E, al di là delle opinioni sui reali cambiamenti climatici, ciò che colpisce è il peso che questo fenomeno esercita sulla mente e sul cervello delle persone più esposte.
Quando l’informazione non basta
Una ricerca congiunta delle Università di Göteborg (Svezia) e Yale (USA) mostra che le campagne informative non modificano in modo significativo i comportamenti virtuosi. Al contrario, funzionano molto di più gli incentivi economici e il confronto sociale: ciò che fanno gli altri, ciò che conviene fare davvero.
Allora, cosa possiamo fare?
La prima leva è sorprendentemente semplice: cambiare il linguaggio. Parole come “disastro”, “fine del pianeta”, “irreversibile” generano paralisi, non azione. Un linguaggio meno apocalittico non minimizza il problema, ma permette alla mente di restare lucida e attiva.
Consigli pratici per ridurre l’ansia climatica e aumentare l’azione
- Usare un linguaggio realistico ma non catastrofista: aiuta a mantenere la mente in modalità problem-solving.
- Agire nel proprio raggio d’azione: piccoli gesti quotidiani creano un circolo virtuoso di controllo e benessere.
- Condividere buone pratiche: il comportamento degli altri è un potente motore di cambiamento.
- Ridurre l’esposizione a contenuti allarmistici: selezionare fonti equilibrate e basate sui dati.
- Coltivare una visione del futuro più ampia: ricordare che innovazione e adattamento sono parte della storia umana.
Un passo alla volta
Da qualche parte si deve pur iniziare. E ogni azione, anche minima, contribuisce a migliorare l’ambiente, ridurre l’ansia e riaprire prospettive positive. La domanda finale è inevitabile: tu cosa fai? Ti lamenti o agisci?
Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari - neuropsicologo, presidente di Assomensana, docente all'Università di Milano