Ripeti che non ti passa
"Ricordo fatti anche di 50 anni fa, ma non ricordo cos'ho mangiato ieri".
La mia memoria sta perdendo colpi, cosa devo fare?" Quante volte l'abbiamo detto o sentito dire, soprattutto dopo i 60 anni?
L'invecchiamento cerebrale è naturale, ma non è inevitabile
Viviamo un'epoca straordinaria, unica nella storia dell'umanità, in cui si raggiungono età avanzate con grande frequenza. Tuttavia, la natura non è preparata per affrontare l'invecchiamento fisiologico del cervello: la perdita di memoria è uno dei segnali più comuni.
Molti assistono rassegnati al calo di lucidità mentale, convinti che non ci sia nulla da fare. Ma non è così: le neuroscienze ci offrono strategie efficaci per migliorare le prestazioni cognitive.
Il nemico n°1 della memoria: l'oblio naturale
Lo psicologo Ebbinghaus, già due secoli fa, dimostrò che perdiamo il 40% delle informazioni appena apprese nei primi 15-20 minuti. Dopo 30 giorni, dimentichiamo fino all'80% se non interveniamo in qualche modo.
Il nostro cervello, con l'età, fatica a costruire nuove sinapsi e memorizzare le informazioni recenti. Ma possiamo contrastare questo processo attraverso una strategia semplice: la ripetizione mirata.
Ripetere per ricordare: la strategia della memoria
Ogni volta che ripetiamo un'informazione, rallentiamo il processo di dimenticanza. Secondo Ebbinghaus, bastano 3-4 ripetizioni per fissare quasi stabilmente un contenuto nella memoria a medio-lungo termine.
Come applicare la strategia nella vita quotidiana
Vuoi ricordare fatti, nomi, notizie, appuntamenti? Fermati durante la giornata e ripeti. Ogni 3-4 ore è un buon ritmo, ma puoi adattarlo alle tue esigenze. Più frequentemente rievoci l'informazione, più resisterà al tempo.
Allenare il cervello è possibile, a ogni età
L'allenamento della memoria non richiede super poteri, ma consapevolezza e costanza. Un piccolo sforzo quotidiano può fare la differenza. Perché il vero problema non è dimenticare… è arrendersi a farlo.
Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari - neuropsicologo, presidente di Assomensana, docente all'Università di Milano