Capita a tutti, prima o poi, di pronunciare frasi come “la mia memoria non è più quella di una volta” oppure “mi dimentico tutto”. Sono espressioni comuni, quasi proverbiali, che descrivono bene quella sensazione di inefficienza che emerge quando le informazioni sembrano scivolare via più facilmente del solito.
Eppure, come ricorda il Prof. Giuseppe Alfredo Iannoccari, parlare genericamente di “memoria” è una semplificazione. Sarebbe più corretto dire: “alcune delle mie memorie stanno giocando qualche scherzo”. Perché di memorie, in realtà, ne abbiamo diverse, e non tutte invecchiano allo stesso modo.
La memoria di lavoro: un magazzino breve, ma sorprendentemente sofisticato
Tra le funzioni cognitive più sensibili al passare del tempo troviamo la memoria di lavoro, o working memory: un sistema temporaneo che trattiene le informazioni per pochi secondi, giusto il tempo di usarle. Se non servono più, vengono lasciate andare. In altre parole: le dimentichiamo.
Ma dietro questa apparente semplicità si nasconde una struttura complessa, descritta dallo psicologo britannico Alan Baddeley, che la suddivide in tre componenti principali:
- Loop fonologico: gestisce informazioni verbali e uditive, come una lista di parole o un messaggio appena ascoltato.
- Taccuino visuo-spaziale: elabora immagini, percorsi, forme e posizioni nello spazio.
- Episodic buffer: integra informazioni provenienti da diversi canali sensoriali, creando una traccia coerente e temporanea.
Questa architettura rende la memoria di lavoro un sistema tanto rapido quanto delicato, fondamentale per ragionare, comprendere, pianificare e prendere decisioni.
Quando il tempo si fa sentire: gli effetti dell’invecchiamento
Il cervello non invecchia in modo uniforme. Alcune funzioni restano stabili più a lungo, altre invece mostrano un declino più evidente. Tra queste, la memoria di lavoro — insieme a attenzione e velocità di elaborazione — è una delle più vulnerabili.
Ecco perché, con gli anni, diventano più frequenti episodi come:
- entrare in una stanza e dimenticare perché lo si è fatto (la famosa “dimenticanza dello scopo”);
- perdere il filo del discorso più facilmente;
- faticare a mantenere attiva un’informazione mentre se ne elabora un’altra.
Il Prof. Iannoccari li definisce “acciacchi mentali”: piccoli segnali del naturale processo di invecchiamento cerebrale. Fastidiosi, certo, ma non inevitabili.
La riserva cognitiva: la nostra risorsa più preziosa
Accanto ai meccanismi dell’invecchiamento, il cervello possiede una straordinaria capacità di compensazione: la riserva cognitiva. È l’insieme delle strategie, connessioni e circuiti neuronali che si attivano per fronteggiare difficoltà cognitive o per mantenere le prestazioni nonostante l’età.
La buona notizia? La riserva cognitiva è modificabile. Si può potenziare, allenare, nutrire. E più la si stimola, più diventa efficace.
Allenare la memoria di lavoro: consigli pratici
La Ginnastica Mentale® di Assomensana nasce proprio con questo obiettivo: prevenire l’invecchiamento cerebrale e mantenere attivi i neuroni nel tempo. Ecco alcune strategie utili per sostenere la memoria di lavoro nella vita quotidiana:
- Allenare l’attenzione: ridurre le distrazioni migliora la capacità di trattenere informazioni a breve termine.
- Usare strategie di visualizzazione: trasformare parole in immagini aiuta il taccuino visuo-spaziale.
- Ripetere mentalmente: il loop fonologico si rafforza con la reiterazione.
- Spezzare le informazioni: suddividere un compito complesso in parti più piccole facilita l’elaborazione.
- Variare gli stimoli: attività diverse attivano componenti diverse della memoria di lavoro.
- Allenarsi con esercizi cognitivi mirati: programmi strutturati, come quelli di Assomensana, potenziano la riserva cognitiva.
Conclusione
La memoria di lavoro è breve, sì, ma incredibilmente complessa. Comprenderne il funzionamento e i suoi punti di fragilità permette di valorizzarla e proteggerla. E grazie alla riserva cognitiva — e a un allenamento costante — il cervello può continuare a sorprenderci, anche con il passare degli anni.
Dott.ssa Nicoletta Porcu - psicologa, psicoterapeuta e Brain Trainer Assomensana a Lodi e Piacenza